Addominoplastica e Endoscopia – Intervento Chirurgico

addominoplastica - diastasi addominale

Addominoplastica – Mini addominoplastica – Endoscopia

Addominoplastica – Mini addominoplastica – Endoscopia:
la patologia della Diastasi addominale preoccupa molte donne che dopo il parto si ritrovano una strana pancia che non va più via.

La soluzione rimane l’intervento chirurgico in “Addominoplastica, Mini addominoplstica o in Endoscopia”. Scopriamo come e cosa sono.

Mini-addominoplastica - diastasi addominale

Addominoplastica e Mini addominoplastica

L’Addominoplastica è un intervento che consiste nella asportazione della cute e del tessuto adiposo eccedente localizzato nella parte centrale e nei quadranti inferiori dell’addome per correggere l’aspetto prominente o cadente dell’addome. 

La dieta e l’esercizio fisico possono spesso solo migliorare il quadro clinico ma non risolverlo. Le smagliature che si vengono a trovare nei quadranti inferiori dell’addome vengono eliminate. L’ombelico viene mantenuto nella stessa posizione originaria grazie al suo isolamento ed al suo reimpianto nella nuova sede. All’intervento residua una cicatrice tra le due spine iliache che nella parte centrale si abbassa fino a circa dieci cm dalla regione pubica. 


In alcuni casi la cicatrice nella regione sovrapubica potrà assumere un andamento curvilineo a convessità superiore. Nei casi in cui la cute e l’adipe siano unicamente  localizzati al di sotto dell’ombelico è possibile evitare di trasporre quest’ultimo ed anche la cicatrice finale sarà più limitata (miniaddominoplastica).

Questo tipo di intervento si esegue in anestesia generale in una sala operatoria in regime di ricovero con una degenza variabile di 2-4 giorni. L’intervento dura circa 3-4 ore durante le quali la cute ed il grasso sottocutaneo sono  scollati dai piani muscolari sottostanti. I muscoli retti addominali vengono avvicinati tramite punti di sutura od una rete riassorbibile. Una volta rimossa la cute eccedente la cute superiore dell’addome viene distesa verso il basso e l’ombelico viene riposizionato alla sua altezza originaria. Al termine dell’intervento vengono sempre lasciati due piccoli tubi di drenaggio morbidi per evacuare all’esterno eventuali raccolte di sangue o di siero. I drenaggi vengono rimossi tra la terza e la settima giornata postoperatoria. Tutta l’area operata viene compressa con una medicazione elastica adesiva che viene ridotta dopo 2-3 giorni e sostituita da una guaina elastica  che dovrà essere indossata per 4 settimane. I punti vengono rimossi  tra la decima  giornata e la quattordicesima giornata. In alcuni casi sarà necessario utilizzarlo un catetere vescicale nel periodo perioperatorio.

 

POSSIBILI COMPLICANZE

Complicanze generiche legate alle anestesie locali o generali sono possibili per qualsiasi intervento chirurgico. In pazienti in buone condizioni generali, e con parametri vitali ottimizzati da eventuali preparazioni specifiche,  le complicanze importanti potranno essere ridotte ad eventi estremamente rari. Come per qualsiasi intervento di chirurgia estetica le complicanze sono rare, ma possibili. 

Le complicanze specifiche di questo intervento sono principalmente rappresentate da ematomisanguinamentisieromiinfezionenecrosicutaneecicatrici visibili,  ipertrofiche o cheloidee e complicanze tromboemboliche.

L’impiego di drenaggi consente un agevole controllo dei sanguinamenti operatori che talvolta possono perdurare diversi giorni costringendo a mantenere i drenaggi per periodi variabili fino a 10-12 giorni dopo l’intervento. Meno frequentemente può rendersi necessaria una revisione chirurgica del campo operatorio. 

sieromi sono in genere una complicanza più tardiva dati da un accumulo di siero nello spazio sottocutaneo che può necessitare di ripetute aspirazioni mediante una siringa. 

Le infezioni sono generalmente rare e richiedono una terapia  antibiotica e talvolta il drenaggio di ascessi sottocutanei. 

La perdita necrosi di tessuti a carico della cute e del sottocute  è un evento raro ma più frequente in pazienti fumatori nei quali cautelativamente può essere necessario una variazione della forma della cicatrice nella regione sovrapubica. Questa complicanza può richiedere una lunga serie di medicazioni  locali e talvolta un ulteriore intervento ricostruttivo. 

Le cicatrici imprescindibili di questo intervento a distanza di mesi si rendono molto meno visibili in assenza di fenomeni patologici come cicatrici ipertrofiche o cheloidee che purtroppo sono eventi indipendenti dall’operato del chirurgo e richedono terapie mediche , massoterapiche, e talvolta anche revisioni chirurgiche. 

In alcuni casi possono residuare dei piccoli rilievi alle estremità delle cicatrici che il chirurgo può scegliere di trattare secondariamente con una piccola lipoaspirazione al fine di limitare la lunghezza finale delle cicatrici. 

Le complicanze tromboemboliche sono un evento raro, ma segnalato in seguito a questi interventi specialmente quando questi ultimi sono associati ad altre procedure estetiche che prolungano la durata degli interventi oltre le 5 -6 ore.

Dott. Alessio Caggiati – Direttore Chirurgia Plastica all’I.D.I. di Roma

Laparoscopia - diastasi addominale

Endoscopia

Tecnica di riparazione endoscopica pre-aponeurotica (R.E.P.A.)

TRATTAMENTO DELLA DIASTASI DEI RETTI

L’intervento tradizionale consiste nell’addominoplastica e nella sua variante miniaddominoplastica. Questo intervento, molto utile nelle persone con grembiule adiposo (dato che può essere allo stesso tempo realizzata una dermolipectomia, ovvero l’asportazione della pelle in eccesso e del sottostante tessuto adiposo), è meno gradito dalle pazienti magre o comunque in buona forma fisica, a causa dei suoi esiti cicatriziali molto ampli.

Da alcuni anni è disponibile un nuovo intervento minimamente invasivo per il trattamento della diastasi dei retti. Si tratta della riparazione endoscopica pre-aponeurotica (R.E.P.A.) della diastasi dei retti, una tecnica messa a punto dal Dr. Derlin Juares Muas, importante chirurgo della parete addominale argentino (la scuola argentina di chirurgia della parete addominale è tra le più antiche e gloriose del mondo). La metodica prevede la realizzazione di tre piccole incisioni (due da 10 mm circa ed una da 5 mm circa) al di sopra del pube: attraverso di queste, con tecniche ben note ai chirurghi che si occupano di chirurgia laparoscopica avanzata della parete addominale, si suturano le fasce dei muscoli retti addominali, ricostruendo la linea media dell’addome e riparando la diastasi, e si stabilizza e rinforza tale riparazione mediante il posizionamento di una rete – la qual cosa riduce il rischio di recidiva. Questo intervento, dai risultati davvero eccellenti, è molto popolare nei Paesi Iberoamericani (Spagna e Paesi dell’America Latina), mentre altrove è praticamente sconosciuto. In Italia è realizzato dal Dr. Salvatore Cuccomarino, che ha lavorato per molti anni in Spagna ed ha appreso la tecnica direttamente dal Dr. Juares Muas, suo amico personale.

CHIRURGIA ENDOSCOPICA E CHIRURGIA LAPAROSCOPICA: SONO LA STESSA COSA?

No, nella maniera più assoluta. Nella chirurgia laparoscopica della parete addominale – a meno di padroneggiare tecniche molto avanzate di separazione dei componenti, oggi patrimonio di pochi chirurghi al mondo – quello che normalmente si fa è posizionare una rete per riparare un difetto della parete. Non si esegue, quindi, nessuna plicatura della fascia dei retti. Con la tecnica endoscopica, invece, si realizza la plicatura per via anteriore, esattamente come nell’addominoplastica tradizionale, ma senza la cicatrice dell’addominoplastica. Possiamo dire che la chirurgia endoscopica è, come la chirurgia laparoscopica, minimamente invasiva; ma gli spazi in cui ci simuove, e quindi i gesti tecnici che si possono realizzare, sono molto diversi.

QUESTA CHIRURGIA HA DELLE COMPLICANZE, E, SE SÌ, QUALI?

La chirurgia, ogni chirurgia, può avere delle complicanze postoperatorie. La principale complicanza dell’intervento endoscopico è la formazione di un sieroma o di un ematoma. Peraltro si tratta di una complicanza comune anche nell’addominoplastica, che noi risolviamo lasciando un drenaggio per qualche giorno ed indicando l’uso della fascia addominale. La percentuale di recidive è minore rispetto all’addominoplastica tradizionale, proprio grazie all’uso della rete.

COSA PREVEDE L’INTERVENTO CHIRURGICO?

L’intervento prevede in genere un paio di notti di ospedalizzazione; vine posizionato un drenaggio, a volte due, che possono essere tolti al momento della dimissione o alla prima visita postoperatoria, secondo il giudizio del Chirurgo. La paziente dovrà portare da subito e per un mese una fascia addominale, e per lo stesso tempo dovrà evitare di fare sforzi od attività sportiva.

Per ulteriori informazioni, è possibile consultare la pagina web https://coloproctologiatorino.cuccomarinomd.com/diastasi-dei-muscoli-retti-addominali-nuovi-interventi-mininvasivi-a-chivasso/ , e la pagina Facebook del Dr. Salvatore Cuccomarino, https://www.facebook.com/CuccomarinoMD/

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