DIASTASI E MOBILITÀ SANITARIA: COSA SUCCEDE QUANDO TI OPERI FUORI REGIONE?

Mobilità sanitaria

Per noi donne con la diastasi dei retti, il percorso verso l’intervento è spesso un viaggio lungo e faticoso. Quando arriviamo a prendere la decisione di operarci tramite il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), una delle domande più frequenti che ci poniamo è: “Posso operarmi in una regione diversa dalla mia? E dal punto di vista economico cosa succede?”

Capire come funziona la mobilità sanitaria interregionale è fondamentale per vivere la scelta con serenità, senza paura di incorrere in costi nascosti o intoppi burocratici.

​1. Il tuo diritto alla cura: la libertà di scelta

​La prima cosa da sapere è che in Italia la tutela della salute è un diritto garantito a livello nazionale. Questo significa che ogni cittadina ha il diritto di scegliere liberamente dove curarsi e in quale struttura ospedaliera (pubblica o privata convenzionata) farsi operare, indipendentemente dalla regione di residenza.

​Se risiedi in una regione (ad esempio nel Lazio) e decidi di operarti in un’altra (come la Lombardia, la Toscana o il Veneto), puoi farlo in totale legalità e con la copertura del SSN.

​2. Come funziona dal punto di vista economico?

​Dal punto di vista dei costi personali, per te non cambia nulla. L’intervento di diastasi addominale (se effettuato in regime di convenzione o pubblico) è interamente a carico della sanità pubblica.

​A livello istituzionale, invece, si attiva un meccanismo contabile tra le due Regioni coinvolte:

​La tua Regione di origine (es. Lazio): subisce quella che viene definita mobilità passiva. In parole semplici, la tua Regione dovrà pagare e rimborsare alla Regione dove ti operi l’intero costo del ricovero e dell’intervento.

​La Regione che ti ospita (es. Lombardia): registra una mobilità attiva. Fornisce la prestazione medica e riceverà il compenso economico corrispondente dalla tua Regione d’origine attraverso un fondo di compensazione nazionale.

Quando decidi di operarti fuori regione — per esempio spostandoti dal Lazio alla Lombardia — la tua regione di residenza acquista una prestazione sanitaria “all’esterno”.

​Un debito per la tua Regione: La regione di appartenenza registra un debito economico (chiamato mobilità passiva). Per coprire il costo del tuo intervento e della degenza, dovrà rimborsare alla regione ospitante l’intera tariffa prevista dai LEA (i Livelli Essenziali di Assistenza) e dai codici di ricovero ospedaliero.

​Mancato investimento interno: Se la stessa prestazione fosse stata erogata nell’ospedale sotto casa, quelle risorse economiche sarebbero rimaste all’interno della sanità locale, servendo a sostenere i costi delle strutture, del personale e dei macchinari del territorio.

​Il meccanismo di pagamento non avviene tramite singole fatture immediate, ma attraverso un sistema di compensazione interregionale gestito a livello nazionale:

​Ogni anno il Fondo Sanitario Nazionale assegna a ciascuna Regione una quota di risorse proporzionata al numero dei suoi residenti.

​A fine anno si tirano le somme: le Regioni che hanno “esportato” cure (come la Lombardia, il Veneto o l’Emilia-Romagna) presentano il conto a quelle che hanno “importato” cure (molte regioni del Centro-Sud).

​La regione di residenza si vede così trattenere dal proprio budget annuale milioni di euro per saldare i debiti accumulati con le altre amministrazioni regionali.

​Questo sistema a lungo andare crea un effetto a catena sui bilanci delle singole regioni:

​Regioni con elevata mobilità passiva: Perdendo quote rilevanti del proprio fondo sanitario per rimborsare le altre regioni, dispongono di minori risorse da destinare all’ammodernamento degli ospedali locali, all’assunzione di nuovo personale o all’abbattimento delle liste d’attesa.

​Regioni con elevata mobilità attiva: Incassano importanti risorse extra dai rimborsi interregionali, potendo così reinvestire quei fondi per potenziare ulteriormente le proprie eccellenze e offrire strutture sempre più moderne ed efficienti.

​3. Cosa significa per te?

Non riceverai mai una fattura per l’intervento o la degenza ospedaliera. Il trasferimento di denaro avviene direttamente tra gli enti regionali senza che tu debba anticipare o pagare nulla per le prestazioni sanitarie autorizzate.

​4. Quali costi restano a carico della paziente?

​Anche se la parte medica e ospedaliera è coperta dal Servizio Sanitario Nazionale, ci sono alcune spese logistiche che devi mettere in conto se decidi di spostarti:

​Viaggio e trasporti: i biglietti del treno, dell’aereo o i costi di carburante e pedaggi per te e per chi ti accompagna.

​Vitto e alloggio per gli accompagnatori: le spese per l’hotel o la casa in affitto nei giorni del ricovero e della prima convalescenza.

​Visite pre e post-operatorie: i viaggi necessari per la prima visita di valutazione, gli esami pre-operatori e i controlli dei punti/medicazioni dopo le dimissioni.

​La tua salute viene prima di tutto

​Di fronte a questi numeri ed equilibri di bilancio, è importante che ogni donna faccia una considerazione fondamentale: la scelta di dove operarsi non deve mai essere condizionata da un senso di colpa verso il bilancio della propria regione.

​Il diritto alla salute e alla libera scelta del luogo di cura è garantito dall’Articolo 32 della Costituzione Italiana. Se nella tua regione di residenza le liste d’attesa sono insostenibili o non trovi strutture specializzate nella chirurgia della diastasi, hai il pieno diritto di cercare la soluzione migliore per il tuo benessere ovunque ti senta più tutelata e presa in carico.